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Donne e sicurezza sul lavoro

Secondo un’indagine realizzata dall’Inail, le donne subiscono in media meno infortuni sul lavoro rispetto agli uomini ma il vero pericolo per loro è la strada, il tragitto che le porta da casa a lavoro e viceversa, infatti oltre la metà dei casi mortali si verifica in questo modo.

La spiegazione di questo andamento risiede nel tipo di attività in cui le donne sono più impegnate , infatti, le donne lavorano prevalentemente nei  e cioè in settori tradizionalmente meno pericolosi dell’industria e anche quando sono impiegate nell’industria, alle donne vengono ancora per lo più affidati compiti amministrativi.

I comparti in cui gli infortuni colpiscono prevalentemente le donne sono il lavoro domestico e la sanità; negli ultimi anni dell’occupazione femminile in misura superiore a quello maschile ha, comunque, portato con sé anche un aumento percentuale degli incidenti femminili sul complesso, passati dal 2005 al 2008 dal 26,6% del totale al 28,6%.

La normativa italiana, recentemente riformata, si muove in linea con la Strategia comunitaria in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2007-2012: “Migliorare la qualità e produttività del lavoro”. L’indirizzo europeo sottolinea, in particolare, il crescente numero di lavoratrici e le differenze fondamentali tra la vita lavorativa delle donne e quella degli uomini, differenze che influiscono sulla rispettiva salute e sicurezza.

Allo stesso tempo, l’Europa evidenzia come non sia possibile migliorare la salute e sicurezza sul lavoro delle donne senza tener conto dei problemi di discriminazione sul lavoro e nella società, per contrastare i quali occorre favorire in ogni Stato membro attività per l’eguaglianza.

Le linee guida indicate dall’Europa sono state concretamente affrontate nell’ambito del Testo Unico di salute e sicurezza sul lavoro (il decreto legislativo del 9 aprile 2008, n. 81), che interviene in modo nuovo in materia di valutazione da parte del datore di lavoro di tutti i rischi presenti nel proprio ambiente di lavoro, adempimento che costituisce il primo passo di tutte le incombenze di salute e sicurezza. La formulazione dell’articolo 28, infatti, obbliga il datore di lavoro a valutare i rischi “riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui (…) quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza (…) nonché quelli connessi alle differenze di genere”.

Viene introdotto, dunque, un espresso riferimento sulle differenze tra uomini e donne che legittima il riconoscimento di nuovi rischi e consente di porre attenzione sull’esistenza di fenomeni discriminatori all’interno delle organizzazioni del lavoro e sull’impatto discriminatorio che alcune scelte organizzative possono avere.